Terça-Feira, 14 de Junho de 2005, 09h:25 A | A

Domenico De Masi parla a Belém del modello brasiliano

u BELÉM - PA -  Domenico De Masi è intervistado da Paolo Carlucci e parla anche della gran comunità italo brasiliana.  "Comporterebbe  automaticamente che l’Italia dedicasse uno spazio e un’attenzione straordinaria al Brasile" - afferma il sociologo - ma purtroppo "non é cosí"

 È um grandissimo piacere e onore per me, italiano qui residente, cosí come per tutti i paraensi, di avere l’opportunitá di poter partecipare della Sua Conferenza e come Rappresentante, nell’Amazzonia brasiliana, dell’Associazione della Stampa Italiana in Brasile - Asib poterla intervistare. Perché questa Sua visita a Belém, Capitale dello Stato del Pará?


Sono stato invitato dalla Paratur (Segreteria del Turismo delo Stato del Pará), inoltre avevo una grande curiositá di conoscere questa cittá che é una delle poche cittá brasiliane che ancora non conoscevo. In Amazzonia ero stato a Manaus e non qui e avevo un grande desiderio di vederla, quindi ho unito l’utile al dilettevole e sono venuto.

La mondializzazione causa omologazione e questa uccide l’emozione, La Sua visita a Belém e all’Arcipelago di Marajó sono comunque riusciti ad emozionarLa?


Senz’altro perché é stata al di sopra delle aspettative anche se é ovvio che tutti noi abbiamo visto alla televiosione, al cinema, tutto quello che c’era da vedere nel mondo e si puó dire che non esiste angolo della terra che non sia stato visto da ogni bambino dall’etá di 10 anni; quindi la sorpresa é ovvio che si perda abbastanza, peró si recupera la sorpresa se si vede l’insieme, cioé campi, animali, esseri umani, quindi usi e costumi e allora l’insieme restituisce ancora la bellezza della sorpresa, dell’apprendimento e l’interesse.

Lei é um grande conoscitore del Brasile, sappiamo qualcosa circa l’esperienza da Lei portata avanti nello Stato di Santa Catarina, sembra molto interessante, puo descrivercela brevemente?

Nello Stato di Santa Catarina c’é un Governatore straordinario e di grande intelligenza , che é Luiz Henrique, il quale si ispira molto alle cose che io ho scritto; soprattutto all’idea che si possa fare il salto dal Pre-industriale al Post-industriale;  cioé rifiutare l’industrializzazione che sembra una forma di modernizzazione ma in effetti obbliga un determinato Paese ad acquisire “L’Industria” quando altrove questa sta giá finendo. Quindi il vero salto é verso la post-industrializzazione, che tipo di post-industrializzazione nel Brasile ? Non sarebbe come in India, chessó come a Bengaloren, dove si studia soprattutto informatica e si fanno microprocessori. Io stó parlando di una post-industrializzazione basata sulla valorizzazione delle qualitá intrinseche della “Zona”, per esempio: le bellezze esufruibili dal Turismo, oppure per quanto riguarda invece i bambini, l’attitudine di questi alla Danza, quindi una grande Scuola di Danza, del Bolchoj, che ha una sua succursale fuori di Mosca a Santa Catarina, eppoi sto parlando sul grande sviluppo turistico e culturale. Santa Catarina é uno Stato che oggi mette a disposizione gl’incentivi piú alti di tutto il Brasile a qualsiasi Istituzione Culturale che voglia installarsi in questo Stato.

Secondo Lei la stessa esperienza potrebbe essere ripetuta in altri Stati? E nello Stato del Pará?


Ogni area deve essere studiata a fondo per capire quali sono le sue vocazioni perché soltanto uno sviluppo basato sulla vocazione locale presenta probabilitá di riuscita. In secondo luogo, ogni sviluppo dev’essere plurimo cioé ci vuole l’Agricoltura, ci vuole l’Industria, ci vuole il Terziario, ci vuole la Cultura, ci vuole il Turismo. Si tratta di capire quali tra questi elementi dev’essere il principale nel sistema complessivo.

Nel Caso dello Stato di Santa Catarina si punta sul Turismo e sull’Industria Culturale. Io credo che anche in Amazzonia si possa fare la stessa cosa ma non ne sono sicuro, bisognerebbe fare un indagine ad Hoc.

Quali possibilitá di sviluppo positivo Lei vede oggi per il Brasile, in particolare, quali per lo Stato del Pará, Regione amazzonica del Brasile?


È noto ormai da molti studi che nel 2050 con molta probabilitá i Paesi che avranno la Leadership, ognuno per un motivo diverso, saranno gli Stati Uniti, l’India, la Cina ed il Brasile, io aggiungo anche l’Unione Europea se si ripiglia da questa situazione che si é creata dopo il No della Francia alla Costituzione Europea. Comunque il Brasile attraverso tutti gli studi, tutte le ricerche, é considerato un Paese che avrá questo sviluppo, ho anche notato che del Brasile sempre si é detto che sará il Paese del futuro ma questo futuro fin’ora non é ancora arrivato. C’é anche in un bel libro di Jorge Amado, “Il Paese del Carnevale” che parla del Brasile come Paese del Futuro e ne parla con ironia. Io credo che ci siano grandi possibilitá di sviluppo soprattutto perché aumenterá in tutto il mondo il Tempo Libero. Noi andiamo verso una situazione nella quale circa mezzo miliardo di persone produrranno per tutta l’Umanitá, perché queste, munite di tecnologie nuove potranno produrre molto di piú di quello che si produce attualmente. Questo significa che aumenterá il Tempo Libero e quindi alcuni Paesi avranno la possibilitá di sviluppare l’Industria del Tempo Libero piú di ogni altro.

Sono i Paesi che hanno conservato un Modello di Vita basato sull’Accoglienza, sulla Simpatia, sulla Solidarietá, sull’Allegria, sulla Sensualitá, ed io credo che il danno maggiore per il Brasile é perdere questo suo modello; perche questo suo modello é la sua piú forte ricchezza e la sua risorsa maggiore per il Futuro.

Per quanto riguarda l’Amazzonia vale al quadrato ció che si é detto sul Brasile, nel senso che l’Amazzonia ha tutti gli elementi che sono tipici del Brasile, direi che l’Amazzonia é un Brand di per sé, come i grandi Brand del mondo, come Capri o la Costa Azzurra, peró con un suo fascino molto piú duraturo, molto piú forte, molto piú profondo e soprattutto con un area immensa, nella quale realizzare spazi di Tempo Libero infiniti. Eppoi c’é tutta la parte che riguarda gli Studi, che riguarda la Scienza, l’Amazzonia ha una ricchezza enorme ! : piante medicamentali, metalli e pietre preziose.... La cosa importante é che non si esporti soltanto Semilavorati ma che si possa svolgere qui tutto il Lavoro di Trasformazione, in modo da estrarre da ogni attivitá il massimo Guadagno; se si esportano le materie prime saranno altri Paesi ad esufruire dei guadagni, in questo modo il Brasile lavorerá e gli altri Paesi Guadagneranno, invece bisogna arrivare fino al prodotto finito; per esempio: Ci sono metalli e pietre preziose in abbondanza qui, non si dovrebbero esportare queste materie prime permettendo poi che siano esclusivamente imprese in altri Paesi a guadagnarci trasformandoli in gioielli. Bisognerebbe invece importare i Designers di gioielli per creare una grande Scuola di Gioiellieri ed esportare l’Opera completa.

Secondo Lei l’Italia sta dedicando la dovuta attenzione alla realtá economica e sociale brasiliana? In questo senso secondo Lei il Brasile é un Paese che dovrebbe o potrebbe essere strategico per l’Italia?


In Brasile ci sono 25 milioni di oriundi italiani, 7 milioni di brasiliani hanno il passaporto italiano e la doppia cittadinanza , a San Paolo ci sono 4 milioni d’italiani, nessuna cittá in Italia é cosí grande; si puó dire che la piú grande cittá italiana non é in Italia ma é in Brasile, a San Paolo. Questo comporterebbe automaticamente che l’Italia dedicasse uno spazio e un’attenzione straordinaria al Brasile e invece non é cosí ! Né l’Ambasciata, né l’Istituto del Commercio Estero e le altre Istituzioni Italiane preposte allo scopo in Brasile, danno grande importanza a questa circostanza fortunata, né l’Ambasciata brasiliana in Italia, a mio avviso, che potrebbe essere un ponte molte efficace. Sotto quest’aspetto c’é molto da fare, perché si tratta di due Paesi che avrebbero tutto da guadagnare lavorando in stretta sinergia.

Per cambiare argomento, nei suoi libri e conferenze si parla molto di “1° Mondo”, del “Mondo in Via di Sviluppo e soprattutto del mondo dell’Era Industriale. e Post-industriale. Esisterebbe la possibilitá da Lei prevista per alcuni Paesi o Regioni del mondo, che non hanno vissuto l’Era Industriale di poter direttamente fare il salto nell’Era Post-industriale?. Secondo Lei il Brasile contiene nella sua complessitá Regioni dove ció sarebbe piú realizzabile che altrove?


Dunque, uno dei piú importanti sociologi della Societá post-industriale, Daniel Bell, ha sostenuto nel suo famoso libro del 1973, libro intitolato “The Coming of the Post-Industrial Society”, nell’arrivare alla Societá Post-industriale, ha sostenuto che non ci si puó arrivare senza prima essere passati per la Societá Industriale, io invece sostengo che non é cosí e ne ho discusso con Daniel Bell.

Io credo che i Paesi che sono privi d’Industria e privi di Cultura non possano fare questo salto e passare alla Societá Post-industriale ma in quei Paesi considerati “ In Via di Sviluppo” o del “Terzo Mondo”, poveri, ma illuminati da una forte Cultura autoctona, e buone Universitá, sia possibile compiere il salto ed arrivare al Post-industriale senza dover passare attraverso la fase Industriale. D’altra parte gli stessi Stati Uniti lo dimostrano con quell’area dell Stato della California, poi denominata di “Silicon Walley” che é passata da un economia rurale ad un economia a Post-industriale grazie alle sinergie instauratesi tra le nuove industrie, soprattutto quelle elettroniche a suo tempo e le grandi Universitá, come Standford o quelle di Santa Barbara o San Diego. Quindi il futuro in alcune aree del Brasile il passaggio diretto dall’ Era Pre-industriale a quella Post-industriale é possibile qualora si sviluppino ulteriormente le Universitá ed i Laboratori di Ricerca e gli Atelier Artistici. Inoltre la capacitá di produrre Cinema e Televisione di qualitá, come é realizzato, per esempio, dalla Globo, nella produzione delle Telenovelas, che é riuscita a vendere i propri prodotti in tutto il mondo.


Si parla molto oggi in Europa di immigrazione da parte degli extra comunitari, tuttavia mi sembra, vivendo qui, che sia in corso anche un immigrazione inversa, di coloro che dal 1° mondo si spostano nel nel 2° o 3° mondo. I motivi degli uni e degli altri sono forse diversi ma tutto ció non le sembra strano? L’immigrazione verso il “ 2° o 3° Mondo”? Che spiegazione lei darebbe al fenomeno? Secondo Lei é transitorio o s’intensificherá, se s’intensificasse non staremmo presenziando ad un nuovo fenomeno? Che tipo di fenomeno sarebbe questo?


Alla fine dell’800’ e inizi del 900’ vennero nel Brasile soprattutto i piú poveri dei Paesi ricchi, i piú poveri dall’Italia, dalla Germania..., e oggi potrebbe avvenire l’opposto, che vengano i piú ricchi, cioé persone che avendo accumulato una certa quantitá di danaro ma non potendo peró vivere in modo lussuoso con questo danaro in Italia o in Francia, Germania...perché in questi Paesi ormai la vita é molto cara, preferiscono venire in Paesi come questi dove con la stessa somma possono fare una vita estremamente lussuosa. Un altro tipo d’immigrazione puó avvenire soprattutto a causa della preferenza di un modello di vita migliore, in questo periodo per esempio Woody Allen, Dustin Hoffman, si sono trasferiti dagli Stati Uniti all’Europa, la stessa cosa potrebbe avvenire dagli Stati Uniti e dall’Europa verso il Brasile, cioé le persone scontente del modo di vita stressante che é proprio dei Paesi avanzati possono fare la scelta di vita di trasferirsi in un Paese che ha un modello di vita basato sull’oralitá, sulla sensualitá, sull’accoglienza, sulla bellezza, come il Brasile.

Prevede di tornare nuovamente in Brasile?


Assolutamente sí, questa é la ventinovesima volta che vengo in Brasile quindi sono sicuro che ci sará anche la trentesima e la quarantesima e anche la cinquantesima. Ora dovrei tornare a Santa Catarina perché dovevo creare qui uma succursale della mia Scuola di specializzazione italiana, la S3 Studio, e preparare dei Manager per lo sviluppo Post-Industriale eppoi spero di tornare anche in Amazzonia perché é una Regione bellissima.

Per concludere, qual’é l’augurio che Lei farebbe al mondo Italo-brasiliano e quale al mondo, visto da qui?


Visto da qui farei l’augurio al mondo di rinuziare ad una parte delle ricchezze dei paesi ricchi e permettere l’acquisizione di maggiore ricchezza da parte dei Paesi poveri, per avere un maggiore equilibrio e tutti insieme di acquisire il modello di vita Brasiliano. Il modello di vita brasiliano é veramente di gran lunga il piú avanzato di quello degli altri Paesi; é inutile avere tutto il progresso che c’é a Boston o New York seppoi la qualitá della vita é bassissima a causa della mancanza dei lussi moderni. Il lusso moderno é avere tempo, é avere spazio, é avere autonomia tutte cose che mancano assolutamente nel mondo ricco.

Alla Comunitá Italo-Brasiliana, che sta giá lavorando molto bene, ed io ho visto giá tante comunitá a Porto Alegre e in tutto il Rio Grande del Sud, nello Stato del Paraná, nello Stato di Santa Catarina dove gli italiani stanno facendo cose molto belle, lavorano molto...peró dovrebbero acquisire un pó piú di brasilianitá cioé essere un poco meno i milanesi del Brasile e capire che si vive una sola volta e che quindi un poco del modello di Bahia, di Belém é importante che loro lo acquisiscano perché altrimenti lavorano, lavorano, eppoi arrivano alla fine della vita senza rendersi conto che si vive una volta sola.

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